“Un bel giorno sarà estate” di Giovanna Amato

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La scia di una lunga primavera, coi suoi profumi e le sue luci, e la domanda perturbante su come il destino dei protagonisti sarebbe potuto essere diverso, su qual è il punto a partire dal quale le cose hanno preso la loro piega definitiva. Questo lascia il meraviglioso romanzo di Giovanna Amato Un bel giorno sarà estate, edito dalla giovanissima casa editrice Fve.

Tonio, il protagonista, è un bot. Che cos’è un bot? È un robot programmato per simulare il comportamento umano. “Il bot (abbreviazione di robot) in terminologia informatica in generale è un programma che accede alla rete attraverso lo stesso tipo di canali utilizzati dagli utenti (per esempio che accede alle pagine Web, invia messaggi in una chat, si muove nei videogiochi, e così via). Programmi di questo tipo sono diffusi in relazione a molti diversi servizi in rete, con scopi vari, ma in genere legati all’automazione di compiti che sarebbero troppo gravosi o complessi per gli utenti. Nei paesi anglosassoni, con ‘Bot’ s’intende un programma autonomo che nelle reti sociali fa credere all’utente di comunicare con un’altra persona umana. Questi bot migliorano di anno in anno ed è sempre più difficile distinguere un bot da una persona.” Così Wikipedia. L’idea poetica di Giovanna Amato è di trasformare questo robot in un insegnante: un insegnante di Dismisura Creativa. Nella sua condizione di bot, Tonio può sviscerare una poesia, un pezzo di musica, un quadro fino a toccarne il midollo di dolore, ma senza farsi del male; può entrare nel delirio senza delirare, analizzare la bellezza fino al suo nucleo inconoscibile. Una cosa non può fare, ed è provare sentimenti umani. Ma Tonio conosce Maria, una collega che dietro l’allegria spigolosa nasconde un dolore profondo. Vuole aiutarla, si affeziona a lei. Vuole sperimentare l’amore. E allora prende certe pasticche illegali che permettono ai bot di innamorarsi. Ma è un amore perfetto, un amore non umano, un amore perfettamente sano, senza l’egoismo dell’amore. Un amore che si compie in se stesso, senza bisogno d’esser ricambiato. Che è capace di donare senza annullarsi, senza perdere di vista se stesso. Un amore trascendentale, come la dismisura creativa.

C’è questo e c’è molto altro nel bel romanzo di Giovanna Amato. C’è il fluire delle stagioni su una Roma profumata e trasparente, c’è la bellezza di una prosa di consapevole levità e poesia, il fascino delle poesie che Tonio discute con i suoi alunni o regala a Maria -anche il titolo del romanzo è tratto da una poesia di Emily Dickinson-, la Sarabanda di Haendel che Tonio ascolta nei suoi pomeriggi solitari, il profumo di tabacco delle sigarette che continuamente si rolla. Un bel giorno sarà estate è un romanzo di sensazioni -tanto più struggenti quanto meno sono umane, quanto più passano attraverso i circuiti di Tonio.

Giovanna Amato ha realizzato diverse opere pregevoli, dal romanzo sul precariato scolastico Terzafascia alla splendida raccolta di poesie L’inizio della scrittura, dai racconti de La signora dei pavoni all’epica mozartiana di Viviana del lago. Con Un bel giorno sarà estate, però, non si è limitata a “scrivere un romanzo”: ha compiuto un piccolo miracolo, di cui le siamo grati.

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