Paola Silvia Dolci, “Diario del sonno”

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Quanto coraggio ci vuole per tradurre in romanzo le note scritte inviate al proprio psicanalista? Diario del sonno di Paola Silvia Dolci (Le Lettere, 2021) è proprio questo: il resoconto fedele di una psicanalisi.

Definirlo romanzo è riduttivo: Dolci è principalmente una poetessa e ogni frammento del Diario può essere considerato anche una delle sue poesie in prosa. Si può, d’altronde, parlare di antiromanzo – come per Rayuela di Cortázar, altra opera il cui contenuto deve essere ricostruito da una serie di frammenti e indizi.

In questo magma autobiografico, che Dolci sbatte in faccia al lettore senza abbellimenti, quasi senza letterarietà, si procede smarriti, perplessi, come in un film di Bellocchio dove non tutti gli snodi di trama sono chiari, e dove conta l’atmosfera della storia. La voce narrante va e viene tra passato e presente, tra eventi reali ed eventi sognati di una vita in cui è successo di tutto: ci racconta del suo eros e delle sue storie d’amore, della sua madre manipolatrice e del suo padre distratto, delle sue fughe e delle sue avventure; ma è anche la voce di una ragazza forte e dominante, che ha saputo costruirsi una fiera indipendenza, un’identità umana robusta e sfaccettata. Solo che, a un certo punto, Paola Silvia perde il controllo di questo io molteplice e divorante, pulsioni contrastanti la trascinano in tutte le direzioni -inclusa la pulsione di morte- e allora chiede l’aiuto di uno specialista.

Ogni frammento del Diario contiene un sogno o un ricordo, o mescola sogno e ricordo in un viluppo impossibile da disciogliere. Quasi tutti i frammenti iniziano con un’indicazione cronologica: “Ho dodici anni”, “Ho zero anni”, “Ho venticinque anni”; ma il loro contenuto non sempre rispecchia l’età dichiarata. La prosa è disadorna, procede per appunti, va dritta al nocciolo psichico delle questioni. È un libro urticante, come la personalità di Paola. Un libro appassionato ma anche gelido, perché la messa in pagina del fatto interiore così com’è provoca nel lettore sia una fortissima simpatia per l’io narrante, sia un bisogno di clinico distacco -quasi che fosse spinto nella posizione dell’analista a cui erano destinate in origine queste note. È impossibile non amare Paola e il suo Diario. Chi la legge diventa non solo un lettore, ma un amico, un alleato.

Libro barocco e asciuttissimo, Diario del sonno emoziona e tiene a distanza, come la sua fiera protagonista. Ed è un libro bellissimo, dotato della paradossale armonia di una soggettività che non cerca di ricomporsi come un io coerente, ma ci si offre come realmente è, con le sue lacerazioni -segni di grandezza e di bellezza.

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