Quartetto n. 1

Fu il colonnello Orlandi a parlarmi del Quartetto. Nel Primo quartetto di Bartók, mi disse, c’è un punto in cui sembra di sentir suonare una fisarmonica. Ha mai sentito gli archi suonare come una fisarmonica?, mi chiese. Una vera fisarmonica di un vero musicista contadino dell’Est Europa? Non lo conosco, risposi, il quartetto, cercherò di ascoltarlo. Ma alla radio non passò mai. Quando andavo al negozio di dischi, in città, non lo trovavo. Poi sono diventato vecchio. Da quando mi sono rotto il femore non posso più uscire e mi sono rimasti solo i ricordi e gli spostamenti dal letto alla finestra… Il colonnello Orlandi è morto due anni fa, ho chiesto al figlio di cercarmi lui il Quartetto, ma mi ha risposto che non ha conservato i dischi del padre. Grave errore. La musica era tutt’uno con suo padre. Si pentirà. E poi oggi mia nipote ha portato un CD con il Quartetto di Bartók. Lo ha messo su. Lo ho ascoltato. All’inizio mi sentivo preso in giro: un lungo inizio lento, senza nulla che facesse pensare alle immagini vigorose che il colonnello aveva evocato. Poi, poco prima della fine, quando ormai ero convinto di ricordare male, eccola! La fisarmonica! Il quartetto che suona come una fisarmonica! Ecco la danza, i suonatori magiari, il ritmo slavo che scorre nelle vene… Dura un attimo. Ma è magia. Ho chiesto a mia nipote di rimetterlo, mi sono fatto insegnare come si usa il CD per poterlo rimettere da solo. È passato tutto il pomeriggio. Lo ho ascoltato e riascoltato, in un’estasi esaltata. Poi ho spento la luce. Sono andato a dormire. Ho sognato che morivo in pace.

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