Una repubblica privata

“Quando ero piccolo ho volato. Ero in piedi su un tavolo, quando mi sono librato in volo. Il mio corpo per alcuni secondi ha levitato. Poi sono atterrato sull’erba. Bella età, l’infanzia. Ero così puro che anche gli oggetti mi obbedivano. Chiedevo alla palla di tornare indietro e la palla, come fossi un Messia, tornava indietro. Prevedevo il momento esatto in cui si sarebbe acceso il lampione. Ero un bambino prodigio. Ricordavo tutto. Prendevo il calendario di agosto e, in pieno ottobre, ricordavo giorno per giorno cosa avevo fatto sotto gli occhi allibiti dei miei genitori. Loro non mi capivano. Io ero amico di tutti gli animali. Sentivo la loro sofferenza, la loro innocenza, e la sento tuttora. L’uomo sbaglia a credersi superiore: è solo un animale spocchioso, talmente spocchioso da essersi inventato un Dio per poter dire d’essere fatto a sua immagine e somiglianza. Secondo me gli animali non hanno voluto per sé i privilegi dell’evoluzione perché ne avevano intuito prima di noi i guasti, e prima di tutto il danaro. Per non avere a che fare col danaro sono rimasti nei boschi e nelle acque. Sono più intelligenti di noi. Io odio il danaro. Nella mia famiglia si parlava solo di danaro, e io odiavo la mia famiglia. Sognavo di essere in qualsiasi altro luogo e in qualsiasi altra epoca. Una volta ho letto un libro su un tizio che aveva sviluppato sedici personalità non comunicanti per sfuggire alle angherie della sua famiglia. Io non sono pazzo come lui. Poco importa. Dopo aver frequentato un po’ il mondo del lavoro ho preferito la compagnia degli animali. Quando lavoravo, ascoltavo tutto il giorno volgarità e razzismo. Andavo al bagno a riposarmi le orecchie perché preferivo la compagnia del cesso a quella dei miei colleghi. Ora sono tornato al mio amore d’infanzia, gli animali. Ho fatto una colonia felina e l’ho recintata. Lì valgono solo le mie leggi. E se qualcuno viene a disturbare i gatti, noi gli rispondiamo: -Questa è una repubblica privata, dove noi siamo signori e tutti uguali. Non c’è razzismo qua. Vogliamo solo essere lasciati in pace.”

(fotografia: Chiara Romanini)

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