La bellezza e il diritto

Credo che ci siamo lasciati alle spalle un sessantennio felice che è stato, però, un’eccezione nella storia umana. Il sessantennio dei diritti umani è finito: dopo le Torri Gemelle è tornato normale in Occidente -fuori lo è sempre stato- torturare persone, fare diritti separati per gruppi etnico-religiosi diversi, sono tornate di moda le nazioni e le religioni. I progressi di umanità fatti in quel sessantennio avevano come presupposto la Shoah: l’irrazionalismo, il razzismo, la nazione, la propaganda d’odio, il potere per il potere erano stati banditi proprio perché se ne avevano sotto gli occhi i risultati. Ma, passato il tempo e allentatasi la memoria, tutto è tornato come prima. Le potenze emergenti oggi sono potenze che i diritti umani -nonché quelli civili e sociali- non li hanno mai conosciuti e non li vogliono. Tutto vecchio, come si vede. Quello che c’è di nuovo è che le attuali dinamiche di potere possono fare a meno della cultura e che la bellezza non serve più loro neanche da paravento. Il meglio che si può dire è che le forme di cultura conosciute confluiranno in altre, diverse e imprevedibili, come in una nuova caduta di Roma seguita da un nuovo Medioevo. Il peggio che si può dire è che scompariranno. E non so quale delle due si avvererà.

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