Richieste assurde

Per un certo periodo ho esercitato la professione di libraio. Una delle cose a cui un libraio si abitua presto sono le richieste assurde. Già quando lavoravo per librerie altrui ne avevo avuto qualche sentore: una sera si avvicinò una tizia e mi sussurrò con fare cospirativo: -Mi servirebbe un libro sul buddhismo, avete un libro sul buddhismo? Me ne va bene anche uno sulla meditazione, perché vorrei arrivare al buddhismo attraverso la meditazione. Sa, mi serve per la massoneria…

Ma è stato indubbiamente quando ho aperto una mia libreria che mi è pervenuto il maggior numero di richieste assurde. C’è un genere letterario, quello dei libri scritti da librai che raccontano le richieste assurde dei clienti. A questo genere voglio dare il mio contributo anch’io, perché, nei due anni che la libreria L’Orto dei Libri è stata aperta, ho maturato una certa esperienza.

Una delle conversazioni più memorabili, sicuramente la più macabra, è stata questa:

-Che è qua le onoranze funebri?

-No, più giù.

-Ah, scusate. È che avevo visto tutti ‘sti libri antichi…

Per la cronaca, io non avevo nessun libro antico.

Questa invece la più sgrammaticata: -Voi siete quella libreria che mi hanno detto che siete talmente gentile che vendete i libri gratis, non è vero?

La più conseguenziale: -Scusate, visto che siete una libreria, cercavo proprio voi, non è che avete le mollette?

Questa non riguarda nello specifico i libri, ma merita di essere inclusa come la più rispettosa della privacy:

-Ho trovato chiuso, è chiuso?

-No, scusi, ero andato in bagno.

-Ah, e che faceva?

La più disinteressata: -Sono un autore. Volevo sapere se voi fate vendita di libri o li fate solo leggere.

La più letterata: -Io sono una gran leggitrice, ho tanti libri a casa, come tutti, e… diciamo la verità: che ci faccio?

La più altruista: -Mi scusi, mi avevano detto di venire qua perché lei poteva aiutarmi. Io ho tanti pacchi di pannoloni di mio marito disabile. Ora non mi servono più, li posso portare a lei e li dà a qualcuno che ne ha bisogno?

La più pratica: -Mi serve un libro da mettere in macchina per scoraggiare i ladri, me ne dà uno da dieci euro?

La più colorita: -Vorrei un libro giallo.

-Poliziesco?

-No, con la copertina gialla.

Ecco, quando queste cose capitavano, io le scrivevo su Facebook e tutti si divertivano un mondo. Molte volte, però, mi sentivo arrabbiato e frustrato: la maggior parte della gente entrava per chiedere cose tipo se con i libri riuscivo a campare o quale fosse il mio vero lavoro “a parte questa passione per i libri”. I più che entravano, cercavano di appiopparmi i loro libri usati, e non facevano mistero di considerarli oggetti del tutto inutili. Oppure se ne uscivano con delle perle tipo questa:

-Buongiorno. Ho visto scritto Libreria e ho pensato di chiedervi un libro di lettura per mio figlio. Solo se ce lo avete usato, tanto so che sono soldi buttati. Di Italo Calvino, Lezioni americane.

Alcuni entravano disorientati, cercando di capire che negozio fosse:

-Ma siete un’enoteca?

-Ma quindi è una libreria? E cosa fate, affittate i libri?

-Ma per caso è questo il bar per cani e gatti?

Il fatto è che tutte queste mattane, per quanto divertenti, rivelano che le persone hanno poca dimestichezza coi libri, e che non sanno nemmeno bene come è fatta una libreria e cosa fa. E questo è meno divertente. Anzi, è tristissimo. Quando mi chiedono “Dove è il prezzo?” e, alla risposta “In quarta di copertina” mi guardano come se fossi ET -al che devo specificare “Giri il libro di culo- beh, viene fuori il ritratto di un popolo molto ignorante, che conferma in pieno le ricerche secondo cui noi italiani siamo il popolo più ignorante d’Europa. E con questa nota cupa passo e chiudo.

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