Per il mio funerale

boecklin

“Che cosa mi aspetta?”, chiese.

“Nulla”, rispose il dottore.

Il viso di lui si contrasse. Il dottore gli prese la mano. “Non vado via”, disse.

“Ma vado via io”, gli rispose.

“Devo andarmene e ho ancora tanto da dire”, pensò e non lo disse.

*

Per il mio funerale non voglio fiori. Non voglio nemmeno opere di bene. Crematemi e disperdete le ceneri in mare.

Non fate discorsi perché ricordo bene il discorso che fece il prete per mia madre. Disse un elogio funebre grandioso. “La nostra cara sorella Maria”, ripeteva. Ma mia madre si chiamava Michela. Non chiamate preti, e se possibile non fate nemmeno il funerale.

Dei miei taccuini fate quello che volete. Io sarò morto. I miei pensieri non sono imbarazzanti. Sarebbe imbarazzante che voi me li leggeste in faccia. Ma da morto… Anzi, conservateli i miei taccuini, sono l’unica traccia di me. Quello che ho fatto era sempre un compromesso con voi. I miei pensieri, invece, erano liberi. C’è più vita nell’inchiostro che nella maggior parte della vita.

Non chiedetevi se la mia vita è stata bella. La vita non è bella o brutta: è un caso fortuito. Per la maggior parte dei viventi è puro orrore. Vivono in schiavitù, sotto le bombe, esposti alle torture. Alcuni, più fortunati, hanno l’occasione di rendere bella la loro vita. Quasi sempre sprecano quell’occasione. Non so se l’ho sprecata anch’io.

La voglia di vivere l’ho sentita nella vongola, che quando cercavo di aprirla serrava le valve in un tentativo estremo di non farsi uccidere. Ho creduto di sentirla nel rosmarino mentre lo strappavo. Ho visto la scienza della morte negli occhi di un animale che muore. Anche gli animali capiscono perfettamente quando si muore.

Questo è tutto. Il resto, dividetevelo come vi pare. Io non ci sarò.

*

Ci sono molti testamenti. Chi maledice tutto, chi perdona e chiede perdono, chi rinnova l’amore per la famiglia e maledice lo Stato che lo ha ucciso. Su come parlare della morte ci si è accapigliati per secoli.

Il dottore, da uomo di scienza, si attenne ai fatti. Disse: “Ora del decesso, sedici e quarantadue”.

(Arnold Boecklin, Autoritratto con la morte che suona il violino)

3 pensieri riguardo “Per il mio funerale”

  1. “La vita non è bella o brutta: è un caso fortuito. Per la maggior parte dei viventi è puro orrore. Vivono in schiavitù, sotto le bombe, esposti alle torture. Alcuni, più fortunati, hanno l’occasione di rendere bella la loro vita. Quasi sempre sprecano quell’occasione.”. Mi è piaciuta molto questa parte e la condivido. Mi ricorda che, nonostante le mie sfortune personali, io sono fra quei pochi che ha la possibilità di rendere bella la propria vita e, forse, la sto sprecando. Ogni tanto serve qualcosa o qualcuno che ce lo ricordi.

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