“America primo amore”

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Soldati è stato un grande stilista. Non so se è stato anche un grande scrittore. Si è sviluppato più in quantità che in qualità. La sua disponibilità a tutto gli ha impedito di decidere quali esperienze contassero per lui e quali no, e ne ha fatto un prosatore brillante e gradevole, un oratore elegante e coinvolgente che seduce di qualsiasi cosa parli, ma che di rado va oltre l’affabulazione. Il suo temperamento è quello di un bon viveur dotato di leggerezza e chiarezza francesi e di un tocco di morbosità decadente. Ma è stato “fregato” dalla sua bonomia. Avesse avuto più cattiveria, più cinismo, e il graffio di un’ironia più noncurante delle buone maniere, forse sarebbe stata la sua una grande scrittura.

La prosa soldatiana scivola via con leggerezza: è “priva di attrito”, diceva Pasolini, “priva di adesività”: a volte sembra invitare a non soffermarcisi. Soldati è un viaggiatore sensibile, intelligente, di grande forza visionaria. La sua scrittura, raffinatissima, scorre via quasi inavvertibile, è talmente bella da potersi permettere il lusso di qualche imperfezione, di qualche “svista”, di arieggiare al parlato senza che nulla vada perso in eleganza. È una prosa che impiega tutta la sua maestria per rendersi invisibile; ma che alla fine è l’attrattiva del libro, è il motivo per cui lo leggiamo.

È la sua prosa a inchiodarci fino alla fine a una lettura altrimenti privata, turistica. La parte razionale del libro non va oltre un turismo intelligente. Ma c’è l’altra parte, la febbre vitale del giovane Soldati, il fuoco divampato al contatto con l’altra febbre, quella dell’America. Questo il libro lo restituisce a pieno. Non solo, ma il Soldati che scrive è stato anche deluso dall’America. E la sua delusione rende queste pagine più infuocate: evidentemente, egli non sapeva non vivere con passione financo la delusione: quella delusione che, in fondo, discende dall’amore, di cui l’amore è precondizione. E l’amore di Soldati -quell’amore che, disse Citati, “non trova un limite nelle cose”- è fisico, è sensuale, è tutto carne, tutto qui ed ora. Anche la critica all’America è realizzata descrivendo condizioni fisiche, situazioni materiali, episodi e atteggiamenti rivelatori. Un pensiero astratto non esiste, e quando c’è sembra una verniciatura di ulteriore eleganza su una pagina già deliziosa. Molto meglio il racconto della cena con un vero nobile decaduto che qualsiasi ragionamento astratto. Soldati è a suo agio quando trova una situazione adeguata alla sua temperatura emotiva, alla capacità immaginativa cui, per amore di realtà, dà i contorni della realtà stessa. E il suo corposo realismo visionario gli chiede d’essere espresso in una prosa trasparente.

4 pensieri riguardo ““America primo amore””

    1. In realtà, in alcuni scritti a torto considerati minori, come quelli sul cinema raccolti in “Cinematografo”, mostra una capacità critica e una profondità di intuizione insospettabili.

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