Le vite parallele

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In una ero direttore d’orchestra. La Quarta di Brahms, Sibelius e Dvorak erano i miei cavalli di battaglia nel repertorio tradizionale, ma la mia specialità era quello moderno. Facevo Prokof’ev come un direttore russo, il Neoclassicismo sotto la mia bacchetta suonava limpido e infuocato, Richard Strauss e Mahler suonavano puri come Mozart e tragici come Orlando Gibbons. La critica si meravigliava del mio gesto piccolo e semplice. Alle prove, stabilivo con l’orchestra un rapporto di assoluta familiarità: finita è l’epoca dei direttori autoritari, l’esecuzione si fa tutti insieme, dicevo: e scherzavo coi miei orchestrali, chiedevo loro scusa se sbagliavo, se non mi seguivano chiedevo se occorreva loro un battito più chiaro; li persuadevo della mia interpretazione più che imporgliela, lasciavo loro la libertà di realizzare la musica nel modo che gli fosse più congeniale e accoglievo le loro risposte badando solo di armonizzarle. Ma l’ultima parola era la mia. I commentatori notavano che ero un direttore moderno, ma con un che di antico nello stile, certi rubati da direttore ottocentesco, un’insofferenza agli eccessi di sfumature… Mi scagliavo nelle interviste contro il suono tecnologicamente sofisticato e pretendevo dai tecnici, in sala d’incisione, una fotografia realistica del suono delle mie orchestre.

In un’altra ero un grande giornalista. Mi battevo per un giornalismo all’inglese, che scorporasse i fatti dalle opinioni, e scrivevo in una prosa cristallina ma musicale, combinando le parole con un’abilità che a volte attingeva alle combinazioni e ai ritmi della poesia. Lucido osservatore non solo della politica e del costume ma del giornalismo stesso, ero considerato un esempio di etica giornalistica e coltivavo l’arte di star dentro al mondo dei media come un corpo estraneo. Avevo lo stile sobrio dei personaggi pubblici di un tempo, vestivo in dolce vita e giacca e conciliavo così l’odio per il mio tempo col bisogno di partecipare al mio tempo.

In una delle mie vite stavo girando un film. Anche come regista avevo un atteggiamento familiare con attori e tecnici, impostavo con loro un lavoro di squadra e mi ponevo alla pari col gruppo –benché fossi uno dei più importanti registi viventi. Abile nel creare atmosfere e nel descrivere psicologie con pochi tocchi, preferivo girare dal vero piuttosto che in studio perché credevo che la realtà avesse sempre una sua poesia, ma volevo che i dialoghi fossero realizzati in sala di doppiaggio per assicurarmi l’effetto sinfonico avvolgente e rustico tipico del sonoro dei miei film. Preferivo scolorire gli acuti e ridurre la gamma delle dinamiche per conferire alle colonne sonore una certa patina antica. A volte ero anche primo attore e autore delle musiche. Il mio stile di recitazione sobrio, quasi impersonale, mi dava l’autorità di chi un’autorità non la cerca, il carisma paradossale delle figure non forti ma tenaci. Coltivavo con onesto compiacimento l’arte di nascondermi sotto le luci della ribalta.

Infine, in un’altra vita ero uno scrittore. Applicavo volute di prosa alla Bruno Schultz a una materia documentaria e grezza, di cronaca. Mi assicuravo così la presa sul mio tempo, la presenza nel dibattito culturale e civile del mio tempo ma anche l’estraneità di chi viene da altri tempi, di chi vive d’altri tempi ed è di passaggio nella sua epoca come quel solitario che non sfuggiva alla gente di Italo Calvino.

Queste vite le ho vissute tutte e nessuna. Ho voluto mantenere intera la gamma della mia complessità, conservare vergine e vertiginoso il terreno delle mie potenzialità, e non ho mai scelto. Ogni volta che ho desiderato qualcosa, qualsiasi cosa, mi sono scontrato col fiume dei miei ripensamenti, e alla fine la mia vita è stata esile e inutile come la nuvoletta di fumo che sale dalla pipa verso il cielo. Qui è rimasta soltanto la vita che non volevo.

(dipinto di autore sconosciuto)

3 pensieri riguardo “Le vite parallele”

      1. Beh… male! Malissimo! Devi assolutamente rimediare! È straordinario!
        Merita il Nobel ma non ce la fa mai…(perché non fa… cassetta!)

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