Il fantasma della casina rosa

Serena abitava nella casina rosa, l’eremo in cui Morselli scrisse molti libri, a picco sul lago di Varese, a Sasso di Gavirate. Ogni notte sentiva dei passi sul tetto.

-Era proprio sopra la mia stanza da letto. Era la primavera, c’eravamo appena trasferiti. Andò avanti per tre mesi. Puntuale, tutte le notti da mezzanotte a mezzanotte e venticinque. Poi i passi cessarono.

-Cosa era successo?

-Mio marito aveva costruito una staccionata per tenere lontana la gente perché passando molestava le rose, toccava i boccioli, impediva loro di sbocciare. Il rumore dei passi cessò. L’assessore di Gavirate vide la palizzata e mi disse che ai tempi di Morselli ce n’era una uguale, forse per difendere le rose, ma che era stata tolta. Noi abbiamo rimesso la palizzata e le rose sono tornate a sbocciare. I passi sono cessati.

-Siamo sicuri che il trambusto sul tetto non fosse causato dai ghiri, gli animali che, coi loro rumori, spinsero Morselli a lasciare il rifugio sul lago?

-No, erano passi. Non abbiamo mai avuto ghiri qui.

Serena lavora al comune di Gavirate ed è una persona concreta. Però crede al fantasma. Non ha mai dormito alla “Casina rosa” la notte tra il 31 luglio e il primo agosto, quella in cui Morselli prese la sua pistola -“la ragazza dall’occhio nero”- e si sparò.

***

Morselli andava in giro con abiti consunti, metteva uno spago al posto delle stringhe, ma aveva tratti da signore. Signore di campagna: un tipo solitario, che amava più la natura della città.

Era magro, con un naso aristocratico, e faceva sentire il suo rango. Sulla carta d’identità c’era scritto “agricoltore”. Con le persone preferiva parlare dei capperi o del vino piuttosto che di progetti letterari. Su ogni manoscritto rifiutato disegnava un fiasco.

Aveva una sensibilità naturalistica e fu fra i primi a scrivere articoli contro gli scempi del boom industriale. Sosteneva che la natura è un diritto di tutti e non solo dei cittadini benestanti che al weekend lasciano le città per andare al mare o in montagna. Quando si è tolto la vita, non stava più alla casina rosa. Se n’era dovuto andare a causa dei motocrossisti e dei ghiri. Facevano troppo rumore, e lui era sensibile ai rumori. Aveva scritto una lettera a Konrad Lorenz per risolvere il problema dei ghiri. Ma l’etologo, come tanti altri, non gli aveva risposto. Morselli scriveva lettere a nessuno.

***

Un gruppo di obiettori di coscienza era andato a vivere alla casina rosa prima di Serena. Scapparono via. Sostenevano che nella casa abitasse un fantasma.

Una notte la figlia di altri inquilini s’era svegliata dicendo che un uomo la stava guardando. La cosa era finita lì per qualche tempo. Poi, nella biblioteca comunale, la bambina indicò un cartellone con l’immagine di Morselli e disse: “L’uomo della notte è quello lì”.

Ma, da quando le rose hanno ricominciato a fiorire, il fantasma non è riapparso più.

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