Christian Sinicco, “Ballate di Lagosta”

poi sono arrivate le stagioni,

le invasioni e le proteste,

il corpo si è inabissato

nel mare nostro, nella profondità

che divora la mia bocca gonfia,

ma la chiude sulle tamerici

e la sabbia perché non ho potuto

spezzare l’imbarco,

spezzare dove un carcere

è una madre violentata

molteplici volte, non ho potuto gridare

liberateli, liberate l’Africa

da questa scienza di morte,

dai soldi dell’oblio

dove tutto ha inizio

prima della caduta

vedere con i tuoi occhi

l’oceano senza spazio –

andando nelle correnti

da cui siamo lanciati

nell’orizzonte già blu

così ho ritrovato

Eva dal cuore del mare,

Eva dal cuore di mare

Ho potuto ascoltare queste poesie dalla voce fonda e cadenzata dell’autore a un incontro cui partecipava anche l’editrice Elisa Donzelli -che a sua volta è poetessa dalla voce viva e potente. Credo sia stato uno dei primi incontri di poesia fatti a Roma dopo il lungo inverno della pandemia, e si è tradotto in un momento di gioia collettiva. Gioia di rivedersi, innanzitutto, dopo un tempo in cui la vita virtuale era diventata tutta la vita e il contatto umano era diventato un’anomalia, cui si accennava con la straniante espressione di incontrarsi in presenza. Il 9 aprile, grazie all’associazione “Zeugma – casa della poesia”, cinquanta persone, tra cui il sottoscritto, hanno potuto di nuovo parlare della poesia e viverla, in un garage riadattato a spazio per incontri, quasi nascosto alla città, cui si accedeva scendendo tante scale e con un bagnetto che faceva quasi tenerezza, diviso dalla sala principale solo da una tenda sdrucita. Sembrava una di quelle cantine da cui, negli anni Sessanta, è partita l’avventura teatrale di Carmelo Bene. All’inizio è stato un piccolo trauma, non si era più abituati a vedere tante persone tutte insieme e il nostro sentimento conviviale era arrugginito; poi si è sciolto.

È poi venuto il tempo della lettura a casa. Alla gioia collettiva si è sostituita la gioia più solitaria di far risuonare i versi nella propria testa. Ma i temi affrontati in pubblico risuonavano nella lettura solitaria, ed è ad essi che faccio riferimento.

Scrittura asciutta quella di Christian Sinicco, semplice malgrado la complessità del mondo che racchiude. Scrittura risonante anche, di un suono che ricorda Ivo Andrić. Fluida come il mare e solida come il mito. Le Ballate di Lagosta (Donzelli, 2022) si muovono fra mito e presente, rievocando il viaggio di Ulisse ma anche i tragici viaggi dei migranti: il tutto nella cornice di una comune esperienza turistica, ripoetizzata fino a farne l’archetipo stesso del viaggiare. Nell’introdurci al libro , Elisa Donzelli si è soffermata sulla dedica posta all’inizio: “A Eva, / da cui la storia / ha avuto inizio”: è l’unica volta che Sinicco usa la maiuscola in apertura di verso: tutte le sue poesie non hanno né maiuscole iniziali né punti fermi finali. Sono uno spazio aperto, come il mare. Eva significa dunque l’origine, il lato femminile e in ombra della storia. Storia che inizia, notava sempre Donzelli, “con la differenziazione dall’indifferenziato che avviene quando Adamo viene creato e poi quando separa una costola dal suo corpo”. L’uomo e la donna si espongono così al pericolo della storia, del serpente, ma la donna  attraversa questa storia -almeno fino ad oggi- come una figura in ombra. Ed è alle figure in ombra che Sinicco rivolge il suo sguardo: non solo a quelle femminili, abbondanti e sempre chiamate con il nome che le individua -Marija, Danica ecc-; ma ai migranti seppelliti nella fossa comune dell’Adriatico; alle popolazioni balcaniche dell’isola, dimenticate dalla grande storia dopo la guerra, e che vivono in un limbo fra il perdurare dei miti nazionalisti e l’affermazione del consumismo:

mia galassia, io qui vivo da sempre

e tu calpesti le foglie

con il riverbero di questa luna –

oggi i balli sono terminati,

oggi le battaglie sono esauste

e feriscono con la bellezza

strappando le stelle

di questo alfabeto

Donzelli osservava che il mito di Adamo ed Eva è sì il mito dell’origine, ma anche di una frattura posta all’origine: quella fra il versante maschile e quello femminile del mondo. Sinicco guarda alla storia come a una serie di lacerazioni di cui quella fra uomo e donna è l’archetipo. (Voglio osservare qui, en passant, che Sinicco, come anche me del resto, è un uomo con uno spiccatissimo lato femminile, e che questo si riflette nella sua produzione.) La poesia s’incarica quindi di tentare una ricomposizione, di lodare l’unione senza negare o dimenticare le spaccature. Per questo uno dei componimenti più belli è quello intitolato Il matrimonio di Sasha e Anne’:

perché siamo qui a dire di sì,

noi consistiamo in questo momento

che è accaduto per altri, ma è unico

[…]

così la conseguenza

dei termini mio e tuo non sarà mai

notata, sono solo due anelli

invisibili, ma quasi uniti

come se cadendo l’uno sull’altro la vita

sia stata seminata

Donzelli osservava anche che il seme è una delle figure-chiave della raccolta. Uno dei campi semantici più battuti è quello della fioritura: troviamo fichi, melagrane, elicrisi, rami bianchi, tutti simboli di una vita che si rinnova. Il mare stesso è ciò che continuamente si rinnova. Ma è anche, e la poesia di Christian mai lo dimentica, una moltitudinosa lastra tombale per milioni di creature, e la celebrazione di una vita che nasce al mondo non può andare disgiunta da un fortissimo senso di ribellione, che tra l’altro individua lucidamente le forze contro cui si scaglia:

se comprendi l’origine del futuro

che si batte nel ventre vicino a me

i calci andranno all’attacco del muro

contro il regime di amen e lacrime

Il dio che governa questo mondo non può che essere il lato in ombra del Dio tradizionale : un dio vivente, fatto anche di avidità e imperfezione:

un dio sorprendente

che ribolle di ammaccature

e che dorme, colora la pelle

di un usurato sacco a pelo,

tra gli avanzi di una colazione

si scalda al sole, è un seduttore

per essersi impossessato

della vita senza chiedere permessi:

ha occhi marroni e carnagione scura

in equilibrio tra le macerie

Se il pericolo della storia rappresenta il pericolo stesso del vivere, la storia nata da una lacerazione non può che essere un’esperienza tragica, che tende a ridurre se stessa in macerie e al silenzio le voci. Ma la poesia di Sinicco va oltre: è voce che resiste al silenzio e ripristina semmai il silenzio della bellezza. Elisa Donzelli ama accostare Sinicco a René Char, un gigante del Novecento la cui bellezza, spesso oscura, è nata anche da un duro confronto con la storia nelle sue pagine più grandiose ed aspre: quelle della guerra di liberazione dal nazifascismo. “La prospettiva in Christian è quella di farsi rubare il silenzio dalla bellezza, come in Char”, ha affermato la poetessa ed editrice.

Il 9 aprile   credo che a tutti noi sia stato chiaro che la poesia per Sinicco è un’azione calata nel fluire storico. Quell’incontro stesso è stato un momento in cui la frattura determinata dal periodo pandemico si è ricomposta nel senso di appartenenza di una comunità che leggeva e ascoltava, e nella quale la voce del poeta non agiva frontalmente, ma come filo conduttore delle altre voci: col che la sua poesia e il suo credo poetico si pongono in salutare antitesi a quella tendenza dei poeti nati dagli anni Settanta in poi che Elisa Donzelli ha battezzato “il divieto di accorgersi”: ovvero la presenza massiccia dei temi della fuga e del ritiro interiore e l’assenza di un rapporto coi fatti della storia contemporanea. Christian Sinicco ha collocato la sua poesia e la sua azione di poeta dentro la storia contemporanea, di cui mostra di avere una visione non solo precisa, ma interiorizzata. Il titolo della rivista online da lui fondata è rivelatore: “Poesia del nostro tempo”.

L’editrice ha parlato a lungo del “divieto di accorgersi” e delle sue implicazioni -in primo luogo la quasi invisibilità delle generazioni di poeti nate dopo il 1970. Si è anche soffermata però sui punti di forza di quelle generazioni: in primo luogo la forza visiva, derivante dal fatto di essere state le prime generazioni cresciute in costante rapporto con le immagini del mondo mandate in diretta, con la possibilità di “vivere” l’epoca nelle sue immagini. Ballate di Lagosta è un libro molto visivo, oltreché risonante. E in questo l’autore dimostra di appartenere in pieno alla sua generazione.

La mia lettura non porta a una conclusione, come le poesie della raccolta non portano a un punto fermo finale. Esse si presentano al modo delle liriche greche, come frammenti sopravvissuti di una composizione più ampia, terre emerse di una geografia vasta e moltitudinosa. Questa poesia non va letta col microscopio -anche se regge benissimo alla prova microscopica- ma assaporata nella sua totalità e ricchezza anche sensuale: come l’epos omerico e slavo, come le storie tramandate dalla tradizione orale.

Dirò soltanto, per finire, che il 9 aprile, uscendo dall’incontro con questa poesia e col suo autore, ognuno di noi aveva la sensazione di aver fatto qualcosa di buono.

Christian-Sinicco.-Ballate-di-Lagosta.-Donzelli-Editore.

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