Non lo sappiamo

Le ultime parole non sono così importanti, non riassumono una vita o una dottrina. Davanti alla morte ogni uomo è solo come un uomo comune, anche se è stato un grand’uomo ed anche se è morto da eroe. Tolstoij morì scappando, come tutti sanno, in una misera stazione ferroviaria. Le agiografie riportano che i giornalisti erano là fuori, e che lui disse: con tutti gli esseri umani che soffrono, perché questa gente si interessa solo a me che muoio? Un pensiero altruista, che si confà all’autore di Resurrezione.

Dunque quella mattina alla stazione di Astapovo il grande umanitario rivolse i suoi ultimi pensieri al popolo che soffre. Questo è ciò che tutti sanno. Altri sostiene che il grande mistico dichiarò in punto di morte il suo amore per la Verità. Ed anche questa è una morte degna di lui, come tutti vedono.

Pure, vi fu un altro Tolstoij: il senza pace, quello che si diceva insaziabile della carne delle contadine –e quelle contadine saranno state sempre consenzienti?, ci chiediamo-, quello che in nessun posto era a casa, che voleva giganteggiare e trionfare sull’esistenza senza riguardo a chi soffriva accanto a lui. Il Tolstoij di cui pochi sanno, descritto nei diari della moglie la cui sofferenza di donna toccò anche Doris Lessing. L’uomo così preso dalla sua vitalità da non avere riguardi, così preso dai propri sensi da volerli sfogare su di lei anche subito dopo il parto… il grande umanitario convisse col grande brutale, il grande generoso col tremendo egoista.

Di Bob Kennedy si sa che, quando fu sparato, disse: controllate come stanno gli altri. Di Caikovskij non si capisce nulla: morì di colera, morì avvelenato, morì suicida…? Prima di morire ripeté più volte: maledetta! Maledetta chi? La malattia, la morte? La sua benefattrice Von Meck, che lo aveva abbandonato all’improvviso? O la vita da cui si stava congedando? Nessuno lo sa.

Tolstoij non lanciò maledizioni, ma si congedò dalla moglie con poche, gelide parole, e fuggì. Non le permise di entrare, ad Astapovo, e di vederlo morire. Peggio di una maledizione. Una cancellazione. Una damnatio memoriae. L’ultimo pensiero di Tolstoij quella mattina ad Astapovo, con i giornalisti sotto le finestre e la moglie abbandonata ed esclusa anche dalla vista dell’ultimo respiro, fu per il popolo, fu per la Verità? Non lo sappiamo. Ma il figlio di Tolstoij riporta una versione diversa:

-Andarsene, bisogna andarsene. Andrò in qualche posto dove nessuno possa disturbarmi. Lasciatemi in pace…

Una maledizione. Le ultime parole del grand’uomo, per il figlio, furono simili alle parole di uno che muore. E forse in questo fu simile al popolo, e forse in questo sta la Verità. Ma noi non lo sapremo mai.

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