Manoscrivere e dattiloscrivere

(a Giovanna Giolla)

Cara Giovanna,

mi affascina la differenza fra chi scrive a mano e chi scrive a macchina. Ho sempre trovato curioso che Cortázar affermasse di sentirsi più libero, con la macchina da scrivere, di dire tutto quello che voleva. In effetti è così anche per me. Scrivere a macchina è un po’ come suonare uno strumento, scrivere a mano come cantare. C’è qualcosa di più intimo e autobiografico nello scrivere a mano, come nell’usare la propria voce. Per parte mia, riesco ad essere me stesso solo escludendo il pensiero sabotante, il dubbio minaccioso, e da qualche tempo scrivo solo al computer, alla velocità supersonica a cui scrivo al computer, perché così le frasi suonano e danzano senza l’ingombro dei miei troppi pensieri, di quel cesello forsennato che mi fa retrocedere dalla scrittura alla grafomania accumulando varianti e copie fino all’implosione dell’opera. Ho scritto il mio primo racconto di vasto respiro di volata, con la febbre, come se la febbre fosse un antidoto alle inibizioni, come se fosse l’ubriacatura che libera dalla timidezza l’oratore. Solo così sono riuscito a liberarmi dalla mia tendenza a trasformare tutto in ossessione e anche ad ottenere una parola astratta, purificata dalla materialità e dalle componenti psicologiche e autobiografiche della scrittura a mano. Non fraintendermi, sono uno che corregge moltissimo e che ritorna sulla propria pagina molte volte. Ma, nel primo getto, la macchina spesso mi aiuta a superare le inibizioni. Anche perché l’esecuzione scritta da parte mia è relativamente veloce, ed è preceduta da una lunga elaborazione mentale.

C’è un’altra cosa: mi sono accorto, negli anni, prima che le stesse frasi non funzionavano nello stesso modo se lette da una pagina manoscritta o da un foglio stampato -e che sullo schermo del PC funzionano ancora diversamente- e poi che le cose che scrivevo a mano non funzionavano più: che le diverse tecniche di scrittura corrispondono in sostanza a diversi modi di pensare e sentire ciò che si scrive. Sembra proprio come diceva McLuhan: “Il medium è il messaggio”.

Tu non sarai d’accordo, lo so, perché hai fatto una scelta diversa e senti in modo diverso. Lo scrivere a mano mi affascina, ma per me è diverso -anche perché io ho bisogno di scrivere “in scomparsa”, di ridurre l’ingombro dell’io sulla pagina… Non direi che ci riesco, ma se la scrittura si scrivesse da sola, senza passare dalla mia psicologia, ecco sarebbe una scrittura più alta.

A presto

Giorgio

(nella foto: lettera di Julio Cortázar)

4 pensieri riguardo “Manoscrivere e dattiloscrivere”

  1. Concordo, il media influenza la lettura, e ormai ho perso l’uso della mano nello scrivere, è infinitamente più creativo usare il mezzo digitale e la tastiera, per la calligrafia e la trasportabilità del testo subito fruibile.

    1. Dipende, cara… in tante scritture l’Io è così pesante che vorresti abolirlo. In altre è una fonte di luce. Personalmente, sono per il tenermi sempre un po’ in disparte nella mia scrittura, perché se ci entro dentro mi sembra di sporcarla con le mie meschinità di uomo.

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