Il futuro

La nostra è un’epoca al tempo stesso feroce e fragile: fragile perché alleva persone impreparate alle asperità della vita, feroce perché dominata da un senso d’intolleranza che spinge fino all’annullamento -speriamo solo mentale- del diverso da sé.

Recentemente, abbiamo visto le immagini del primo giorno di scuola. Ai telegiornali e sui social, abbiamo quasi toccato con mano l’ansia che i genitori mostravano per questo evento che è sì traumatico, ma anche gioioso nella vita di un bambino. Era, la loro, un’apprensione così esibita da spazzare via qualsiasi idea di autorevolezza genitoriale. I padri e le madri, in quell’angoscia della separazione, diventavano bambini come i loro figli. Il web si è riempito di post di mamme ansiose che facevano un po’ ridere se si pensa che le madri di qualche generazione fa erano abituate a veder partire i figli per la guerra, o comunque vederli sperimentare ben altre prove “Non ho capito se lo state mandando a scuola o in Vietnam”, ha commentato qualcuno con amara esattezza.

Mi è venuto in mente che nel 2019 ho avuto un’esperienza di lavoro in un campo scuola per bambini (dai 6 ai 12 anni). Erano bambini che mostravano uno strano terrore degli animali e delle piante: se una mosca si avvicinava, alcuni fuggivano quasi in preda a una fobia. Non dicevano “il maiale”, ma “il suino”. Ho ritrovato le osservazioni di allora in una lettera a un amico e le trascrivo.

Caro M.,

alla fine dell’esperienza coi bambini rivaluterò la figura di Erode. A differenza degli animali, i bambini non mi hanno mai suscitato commozione, e questi bambini meno che mai. Se sono loro i rappresentanti del mondo che ci aspetta, vuol dire che tra dieci anni il mondo non sarà più un posto in cui vale la pena vivere. Sto diventando un conservatore. Anzi, un reazionario. Verdi diceva “Ritorniamo all’antico, sarà un progresso”. Io sto diventando nostalgico di un mondo che non ho conosciuto, il mondo non dico delle bacchettate sulle dita, ma dell’educazione rigorosa, esigente, degli adulti che non si preoccupano di dare divieti e punizioni e di educare i bambini alla sconfitta, al caso, perfino alla morte. Oggi tutto è “un trauma” e i bambini devono essere artificialmente tenuti al riparo dai “traumi”: così vengono fuori dei soldatini sterilizzati e inadatti alla vita, dei piccoli nazisti in attesa di un Fuehrer che indirizzi il loro bisogno di pulizia verso una pulizia etnica. La vita di per sé è trauma: per questo scrivere biografia è scrivere tragedia. Questi bambini non avranno mai una biografia. Tra loro i meccanismi di emarginazione tradizionali funzionano meno, perché hanno tutti una cultura comune basata sul telefonino: nessun bambino ignora cosa siano i selfie, gli effetti o le dirette Instagram; tutti ne fanno e, se un bambino nomina un certo game o una certa app, tutti gli altri sanno di cosa si parla. Tra noi c’erano delle differenze, tra loro no. Per questi bambini il motto grillino che “uno vale uno” è già vero -anche nel suo risvolto inquietante che “uno vale l’altro”. Di positivo c’è che -entro certi limiti- sono meno sensibili alle differenze di reddito e di cultura dei genitori. Di orribile c’è che sono delle macchinette. Occorre una diversità radicale per essere percepito come “diverso”. Ma, quando la differenza scatta, sono già predisposti al razzismo.

Molti di quei genitori ansiosi e iperprotettivi sono gli stessi che poi instillano l’odio e la competizione: che dal ciglio del campetto di calcio gridano al figlio “Spezzagli le gambe!” riferiti al bambino della squadra avversaria. E che, per proteggere i figli, impavesano le case di surreali impianti di sicurezza, inoculando in loro l’idea di un mondo di pericoli -che naturalmente arrivano soprattutto dalle persone di altre etnie. Un’iperprotezione che pare quasi odio per la vita -e che predispone, per il futuro, a fragilità e ferocia.

7 pensieri riguardo “Il futuro”

  1. questo post è davvero magistrale.
    Sono felice di non aver allevato mio figlio così.
    Anche se , dato la sua “fragilità” sarei stata giustificata.

    👏👏👏👏👏👏👏👏

  2. Da genitore condivido molto, e tristemente, quanto letto nel tuo articolo.
    La lettera del tuo amico l’ho trovata molto tagliente e vera, anche se mi rifiuto di nutrire tutta questa sfiducia nell’equazione ‘bambini di oggi = adulti di domani’.
    I genitori sono cambiati nel corso delle generazioni, è vero. Noi genitori di oggi rispecchiamo in gran parte quanto da te descritto nel tuo articolo, è vero. Ma per fortuna non tutti!
    Io non posso giudicarmi, ma so che faccio del mio meglio per discostarmi dai modelli che hai citato, eppure nonostante questo non mi è dato sapere come saranno i miei figli fra tot. anni, da adolescenti, da adulti. L’educazione che gli sto impartendo è solo una parte di ciò che li formerà, anche se importantissima.
    La società è in continuo evolversi e le cose cambiano rapidamente nel corso degli anni. Possiamo giudicare il passato ed il presente, il futuro no.
    Personalmente, avendo conosciuto due/tre generazioni di genitori (i miei, i nonni ed i bisnonni), ho la consapevolezza che gli errori con i figli i genitori li hanno sempre fatti. E pesanti anche. Sempre in gran parte condizionati dal contesto sociale in cui vivevano, come del resto noi oggi. Ovvio che questo non ci esime dalle nostre personali responsabilità, ma aiuta a capire certi meccanismi, secondo me.
    La battuta: ““Non ho capito se lo state mandando a scuola o in Vietnam”, oltre ad essere simpaticissima, mi sembra che esprima molto bene l’atteggiamento di sfiducia dei genitori verso la scuola. Mentre la scuola, nonostante tutto, è secondo me l’ancora di salvezza per i nostri bambini e ragazzi. La salvezza non tanto dalla società esterna, quanto dalla famiglia stessa, che per definizione, è imperfetta.
    Grazie per la condivisione di questo tuo interessante articolo. Ho letto anche quello sulla chiusura della tua libreria e mi è dispiaciuto molto. Mi auguro davvero che prima o poi possa esserci un’inversione di tendenza che ripristini il valore della cultura e della conoscenza, magari con il ritorno di quei magici posti che sono le librerie.

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