Un esercizio spirituale

La vera unità d’Italia non l’hanno fatta i padri risorgimentali: l’ha fatta Mussolini che per primo ha avuto i mezzi di comunicazione per arrivare a tutti gli italiani. La mancata epurazione del dopoguerra -l’amnistia Togliatti- ha fatto il resto: la mistica fascista, tramandata sotterraneamente per decenni, s’è unita alla mistica dei consumi. Il risultato è diventato visibile a partire dal 1994. Ma era già tutto scritto.

Ha ragione Giorgia Meloni quando dice di non essere figlia del fascismo: lei è figlia della mistica dei consumi, della sua smodatezza e della sua intolleranza del diverso in quanto essenzialmente colui che non ha, che non consuma perché povero o che consuma prodotti diversi -fra cui la cultura. Il retaggio fascista è solo una sfumatura nel suo pensiero -una sfumatura che però aggancia l’inconscio collettivo degli italiani.

Proverò a fare un esercizio spirituale nei prossimi giorni, e a non parlare né di fascismo, né di Resistenza. Fascismo e Resistenza sono stati cose serie, e il fascismo era atroce proprio perché serio. Fascisti e partigiani venivano da una cultura ottocentesca che dava importanza al sacrificio, al coraggio, all’eroismo, a istanze superindividuali. Questo ha reso possibile quella pagina grandiosa e tragica che è stata la lotta antifascista.

Negli anni Settanta, fascisti e comunisti si sparavano tra loro. Quando frequentavo l’università, nei primi anni Duemila, andavano a ballare insieme in discoteca e dimenticavano i loro contrasti in nome di una comune etica del divertimento. Non ho nostalgia delle pallottole, è chiaro, voglio solo far rilevare quanto i tempi fossero già cambiati.

I governi di destra dal 1994 in poi hanno rappresentato soprattutto un tratto distintivo dell’ “etica” consumistica: il desiderio di essere anarchici con se stessi e di estrema destra con gli altri. Giorgia Meloni sta a Mussolini come la caricatura all’originale. Il che non vuol dire che non sia pericolosa, che non ci saranno tempi duri e che non tenterà di limitare i diritti di molte categorie di persone. Ma non immaginiamoci come dei nuovi partigiani, perché dei partigiani non abbiamo né la tempra, né la serietà, né la capacità di formulare una visione del mondo. Quelli lì -della generazione dei partigiani- erano gente abituata a pensare in termini di classe dirigente anche se di mestiere facevano i postini, noi siamo abituati a vedere il calcio davanti alla televisione. Quando Draghi ha detto “Volete la pace o l’aria condizionata?”, tutti si sono scandalizzati, ma nessuno ha alzato la mano per primo per dire “Io rinuncio all’aria condizionata”. Quando si parla del neoliberismo fra persone di sinistra, sono tutti d’accordo nel condannarlo, ma nessuno alza la mano per dire “Io rinuncio alle comodità che il neoliberismo mi offre”.

Perciò, non commettiamo l’errore di paragonarci ai partigiani, perché siamo anni luce al di sotto di loro, e nemmeno permettiamoci di parlare a loro nome, dicendo “Un partigiano oggi direbbe questo e quest’altro”, perché i partigiani che ho sentito parlare io dicevano cose molto diverse da quelle che la maggior parte della gente di sinistra oggi attribuisce loro.

Noi, semplicemente, non siamo seri.

Nei giorni scorsi mia moglie mi ha fatto notare che sto diventando qualunquista. Sì, è vero, non credo più in nulla, non credo nelle persone che ci sono e non spero che le cose possano migliorare. Il finale di questa brutta storia sarà che un governo tecnico cercherà di rimediare ai danni fatti dal governo eletto e populista, poi gli italiani rieleggeranno un altro governo ancora più populista, e un altro governo tecnico dovrà rimettere mano ai danni, eccetera, eccetera, eccetera.

Nel frattempo si scatenerà la peggiore retorica razzista contro i migranti. Ma concretamente, è probabile che non faranno più danni di Minniti. Si respirerà un clima di antisemitismo, di odio verso le minoranze, gli omosessuali, i disabili: un clima che già c’è e che peggiorerà. E noi dovremo fare l’opposizione, non la Resistenza. La Resistenza si fa quando t’invadono, quando scoppia una guerra, quando c’è una dittatura, non quando il risultato di elezioni democratiche porta alla luce ciò che già era presente.

A dirla tutta, io sono un nostalgico della Prima Repubblica e penso che Mani Pulite storicamente non si sia dimostrata un bene per l’Italia. So perfettamente che i magistrati hanno fatto il loro lavoro, che c’era troppa corruzione e che quel sistema doveva finire. Ma il Paese non era pronto. Quando la richiesta di legalità non si è limitata ai soli politici, ma ha cominciato a investire la società civile, il consenso a Mani Pulite è crollato perché la società civile non voleva realmente la legalità. Gli italiani del 1992-93 erano ladri mediocri che volevano vedere in galera il ladro più bravo solo perché aveva fatto un bottino più grosso. Non erano spinti da ragioni morali, ma solo delusi per esser rimasti esclusi dal festino. Il pool di magistrati milanesi -a cui va tutto il mio rispetto- ha ottenuto -non per colpa sua- l’unico risultato di spazzare via una classe dirigente mediamente colta e non estremista lasciando campo libero allo sdoganamento di ideologie prima messe al bando -Fini-, di figure che in precedenza erano di secondo piano per il loro scarso acume politico -Casini, Veltroni- e poi via via all’arrembaggio di personaggi privi di qualunque cultura e pensiero, cresciuti all’ombra dell’estremismo degli anni Settanta, dello yuppismo degli anni Ottanta o del qualunquismo dei Novanta. Quello che succederà domani è in gran parte il risultato della sostituzione della Prima Repubblica col nulla -una sostituzione di cui i magistrati di Mani Pulite sono stati gli agenti involontari e incolpevoli.

Tornando all’attualità, e al governo che si profila all’orizzonte, infliggiamo a questa gente il danno peggiore che possiamo loro infliggere: siamo seri. Sarà anche il miglior modo di omaggiare quei partigiani che tanto hanno fatto per noi.

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