Manoscrivere e dattiloscrivere

(a Giovanna Giolla) Cara Giovanna, mi affascina la differenza fra chi scrive a mano e chi scrive a macchina. Ho sempre trovato curioso che Cortázar affermasse di sentirsi più libero, con la macchina da scrivere, di dire tutto quello che voleva. In effetti è così anche per me. Scrivere a macchina è un po’ come… Continua a leggere Manoscrivere e dattiloscrivere

Il dolore e la luce del mondo: “Splendora” di Alessia Bronico

Con Splendora, la lingua di Alessia Bronico passa dalla poesia alla prosa. Passa portando con sé il bagaglio di luminosità e consapevolezza che la contraddistingueva in poesia. Splendora è un libro durissimo, che racconta di violenze e ristrettezze, ma anche di un desiderio d’altro che è qualcosa di più dell’ansia di riscatto: è una luce… Continua a leggere Il dolore e la luce del mondo: “Splendora” di Alessia Bronico

Le incisioni di Herbert von Karajan

Lo stile di Karajan è cambiato moltissimo col tempo, e non sempre in meglio. Chi conosce le sue incisioni dei primi anni ’40 si è trovato di fronte a un direttore di accattivante vitalità, un po’ gigione, stilisticamente legato alla lezione dei maestri austro-tedeschi del primo Novecento (Strauss, Krauss, Schalk), che ama giocare con i… Continua a leggere Le incisioni di Herbert von Karajan

“Il dio illuminato della Levità”: Emilia Barbato

Una poesia urgente e saggia, mi ero detto al primo contatto col lavoro di Emilia Barbato. Non mi sbagliavo, e Il rigo tra i rami del sambuco (Pietre vive, 2018) lo conferma. Chi ha la gioia, come me, di essere amico dell’autrice, di conoscere la sua tenacia di fronte al dolore, ritrova nella sua opera… Continua a leggere “Il dio illuminato della Levità”: Emilia Barbato

Nikisch, per la madosca!

Se devo scegliere qualcuno, che sia Nikisch! Se avevi suonato con lui, tutti gli altri direttori erano fiacchi. Per la madosca! Arthur Nikisch, l’uomo più gentile che si potesse incontrare. Credo non abbia mai alzato la voce. Non ne aveva bisogno. Lui diceva: siete stati bravissimi, splendidi: solo, vi chiederei di cambiare questa piccola cosa…… Continua a leggere Nikisch, per la madosca!

Una foto di Campana

Cotesto non sono io, cazzo! L’uomo ritratto in codesta foto era un uomo ordinario, si chiamava Filippo Tramonti ed era un avvocato, un comune borghese che infinocchiava i clienti. E voi avete scambiato la sua foto per la mia e l’avete messa sulle copertine dei miei libri. Cani! C’è da giurare che è stato un… Continua a leggere Una foto di Campana

Per saecula–tutto e niente

L’ultima persona che lo ha conosciuto è morta nel 1997: era nata ad Arles nel 1875 ed è vissuta 122 anni. Si chiamava Jeanne Calment. Nel 1888 aveva tredici anni e si trovava nel negozio di colori della sua famiglia quando vide entrare Van Gogh. “Era sporco, brutto, col volto bruciato dall’alcol, per nulla gentile.… Continua a leggere Per saecula–tutto e niente

“L’abito della Felicità”: la luce di Alessia Bronico

Senza te sarò nudità, svestita d’abiti leggeri. Spogli se divisi. Il fagotto accomodato sul tavolo rotondo, il giorno in cui morirò, aprilo. Incontrerai le vesti d’ottobre e il mio amore, felice. Alessia Bronico sceglie sempre la luce. Nei suoi versi si avvertono gli echi del dolore, l’esperienza delle asperità della vita lascia la sua impronta,… Continua a leggere “L’abito della Felicità”: la luce di Alessia Bronico

“Mazzarrona”: la natura e il tempo

Il mare, in Mazzarrona di Veronica Tomassini, è importante come la collina per Pavese. “Il vento che arrivava dal mare doveva purificare quel luogo immondo dove non germinavano nuove piantine, in una terra dura e bugiarda.” “La luce poggiava sulle nostre tenere spalle, su quelle di Mary. Il mare dietro le agavi era placido. La… Continua a leggere “Mazzarrona”: la natura e il tempo