Polifonia di porci

(a Ilaria Seclì) Cuesta merda de la vita, ripetono; Cuesta merda de l'Eurozona, yo ti dico; Cueste potense mundiale, yo ti dico, ché son mundiale, dicono voci mischiate di vento; Ha investito due miliardi di dollari, due milioni, yo ti dico, esto cazzo de gobierno, voci impastate di alcool; Abdallah, Abdallah, e ridono; e le… Continua a leggere Polifonia di porci

Vita

Sì, ho sentito la voglia di vivere nella vongola che, quando cercavo di aprirla, serrava le valve in un estremo tentativo di non farsi uccidere. La gallina aveva gli occhi di spavento quando la contadina pigliò le forbici. E il bambino, alla morte del nonno, sapeva che qualcosa di irreparabile era accaduto. Qualunque cosa che… Continua a leggere Vita

Una repubblica privata

“Quando ero piccolo ho volato. Ero in piedi su un tavolo, quando mi sono librato in volo. Il mio corpo per alcuni secondi ha levitato. Poi sono atterrato sull’erba. Bella età, l’infanzia. Ero così puro che anche gli oggetti mi obbedivano. Chiedevo alla palla di tornare indietro e la palla, come fossi un Messia, tornava… Continua a leggere Una repubblica privata

Chiara Romanini, “Dimore perdute”

Il mistero è altra cosa dal segreto. Il segreto è spiegabile, ma la sua spiegazione è nota a pochi: riguarda gli iniziati. Il mistero, invece, non è conosciuto da nessuno: riguarda le cose ultime, e nel momento in cui anche uno solo ne trova la chiave, cessa di essere un mistero. La vera arte mescola… Continua a leggere Chiara Romanini, “Dimore perdute”

Chiara Romanini, “Voci di pietra”

Si produce una singolare reazione chimica quando l’arte di Chiara Romanini incontra la rocca di Craco. Sembra che quel paese, un tempo roccaforte strategica e ora accumulo di case morte, stia lì per incontrare la trasfigurazione della sua fotografia. La poetica di fantasmi della giovane artista persiste in una luce nuova, non intima e crepuscolare… Continua a leggere Chiara Romanini, “Voci di pietra”

Chiara Romanini, “Pelle di fantasma”

È un mondo di fantasmi quello di Chiara Romanini. Un mondo attraversare il quale è ipnotizzante. Il dolore innominabile, senza volto, che le sue visioni calcificano evoca più di un riferimento ai maestri, dai volti velati di Magritte all’accumulo di oggetti morti di Boltansky; da Man Ray alle melodie visive della pittura metafisica. Ma la… Continua a leggere Chiara Romanini, “Pelle di fantasma”

Metamorfosi

(a Chiara) Il mio Miles Davis preferito non è in Kind of Blue: è in un album del 1961 intitolato Someday My Prince Will Come. La quinta take, Teo, è un viaggio all'inseguimento del mistero del suono. La tromba di Miles disegna schegge di una melodia primordiale, vagamente spagnoleggiante, ma enigmatica quanto quelle dei Tre… Continua a leggere Metamorfosi